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La Fisiologia, come disciplina sperimentale nella accezione moderna del termine, nasce nell'Università di Palermo nella seconda metà degli anni venti del secolo passato con Michele Foderà, un giovane medico di origine agrigentina che, grazie ad una borsa di studio concessagli dal re delle due Sicilie Francesco I di Borbone, può frequentare a Parigi il laboratorio di Magendie svolgendovi pregevoli ricerche soprattutto di fisiologia del sistema nervoso.

In verità, già nel 1801, analogamente a quanto avviene in altre sedi universitarie di altri stati italiani, nella Reale Accademia degli Studi di Palermo, che nel 1805 sarà trasformata in Regia Università degli Studi, la Fisiologia diviene disciplina autonoma a seguito della scissione della Medicina teoretica negli insegnamenti di Fisiologia e di Patologia; una siffatta divisione non è soltanto nominalistica, ma riguarda i contenuti e i metodi della disciplina: si passa da una concezione della Fisiologia intesa come una sorta di "filosofia naturale", cioè una pura esercitazione dialettica, ad una vera scienza fondata sull'osservazione e sull'esperimento con spirito marcatamente galileiano. Questo nuovo indirizzo della ricerca scientifica in Fisiologia impone la necessità di dotarsi di spazi fisici e di strumenti per l'osservazione e la sperimentazione. Purtroppo bisognerà attendere fino al 1914 perché la Fisiologia abbia una propria sede, quella attuale di Corso Tukory, mentre fino a quell'epoca l'attività si svolgeva in poche ed anguste stanze site nel convento dei Teatini di Via Maqueda, all'ora sede di tutte le Facoltà universitarie. L'istituto di "Fisiologia umana" il cui riconoscimento giuridico avviene nel 1914 (Direttore il Prof. Francesco Spallitta), mentre precedentemente veniva denominato come "Gabinetto di Fisiologia Sperimentale", nel corso degli anni cinquanta di questo secolo (Direttore il Prof. V. Zagami), viene ampliato con la realizzazione di un secondo piano e di un'ampia e funzionale aula per le lezioni capace di 250 posti.

 

La dotazione delle apparecchiature scientifiche, come risulta dai registri inventariali dell'istituto, ha inizio negli ultimi decenni dell'Ottocento e purtroppo molti pezzi sono andati dispersi a seguito delle vicende del secondo conflitto mondiale. Di epoca precedente esistono soltanto alcuni volumi che testimoniano l'esistenza di interessi dell'ambiente culturale palermitano per i problemi della Fisiologia anche in periodi nei quali la disciplina non era ancora riconosciuta; tra queste opere meritano di essere ricordate:

1) Galeni librorum ..., Venetiis, apud Iuntas, MDLXXXVI - L'opera completa si compone di 8 volumi più uno di indice generale.

2) Antonio Vallisneri, Opere fisico-mediche. In Venezia, MDCCXXXIII, appresso Sebastiano Coleti. L'opera completa si compone di 3 volumi.

3) Alberto V. Haller, Elementa Physiologiae corporis humani. Editio prima veneta- Venetii MDCCLXVIII, apud Aloysium Milocco - L'opera completa si compone 10 volumi.

4) Gerardi B.De Van-Swieten, Commentaria in omnes aphorismos Hermanni Boerhaave de cognoscendis, et curandis morbis-Editio postrema veneta-Venetiis, MDCCLXX\ (Typis Jo. Baptistae Pasquali). L'opera completa si compone di 7 volumi.

Nel corso degli ultimi venti anni gli apparecchi ancora esistenti sono stati recuperati, amorevolmente restaurati dal Sig. Salvatore Punzo, oggi scomparso, che lavorava nell'Istituto di Fisica tecnica del Prof. Sellerio, uno di quei tecnici, diventati ormai rarissimi, capaci di ricostruire parti mancanti e di eseguire ogni sorta di riparazioni, e sono stati esposti in alcune vetrine collocate nell'aula delle lezioni e nel corridoio del secondo piano dell'Istituto.

Non si può parlare, quindi, di un vero museo, ma più propriamente di una piccola raccolta che rispecchia l'attività di ricerca sperimentale che veniva eseguita nell'istituto tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni di questo secolo. Gli apparecchi esistenti sono per la maggior parte di fabbricazione francese o tedesca ed alcuni di essi sono veri e propri gioielli di meccanica, opera di esperti artigiani che riuscivano a costruirli a mano pezzo per pezzo con i mezzi tecnici allora disponibili. Mancano, purtroppo, perché distrutte, le apparecchiature in vetro che erano peculiari della ricerca scientifica orientata verso la "Chimica fisiologica" - l'attuale "Chimica biologica" - che caratterizzò l'attività dell'istituto negli anni venti e trenta di questo secolo, quando vi operavano i professori Ugo Lombroso e Camillo Artom.

Circa una cinquantina di "pezzi" compongono la raccolta dell'Istituto di Fisiologia umana e tutti sono visibili da parte di singoli o di piccoli gruppi di visitatori che ne facciano richiesta concordando preventivamente il giorno e l'ora della visita.

La collezione dell'istituto meriterebbe si essere arricchita con l'acquisizione di nuovi "pezzi" e potrebbe rappresentare una sezione di un costituendo Museo della scienza della città di Palermo; a questo fine è indispensabile l'acquisizione e la disponibilità di un'idonea struttura edilizia e di personale qualificato in grado di curare il materiale esistente e quello da acquisire. Operando in siffatto modo, con la collaborazione di tutte le Istituzioni interessate al progetto, si potrebbe ottenere la conservazione e la pubblica fruizione per le generazioni attuali e per quelle che verranno delle numerose raccolte esistenti nelle diverse strutture universitarie e che rappresentano un frammento di cultura che appartiene a tutti.

 

Indirizzo: Corso Tukory, 129, 90134 Palermo

Telefono: 09123893781

 

Il Museo è aperto dal lunedì al venerdì (su prenotazione) dalle 9:00 alle ore 14:00.
Ingresso: gratuito

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